Iran: i potenti vanno con le prostitute, i ragazzi gay al patibolo
Venerdì 14 marzo si vota in Iran per il rinnovo del parlamento. E 43 milioni di cittadini andranno alle urne divisi tra rassegnazione e speranze.
E l’importanza di queste elezioni, parzialmente democratiche come sempre nel paese degli ayatollah, è confermata da due notizie che faticano a trovare spazio sui giornali italiani.
Il capo della polizia di Teheran, Reza Zarei, uno dei cui compiti principali doveva essere quello di “moralizzare la città”, è stato fermato durante un blitz in un bordello della capitale mentre era in compagnia di sei prostitute.
Nelle stesse ore, e con la connivenza della “civilissima” Olanda che ha respinto la richiesta di asilo politico, veniva con ogni probabilità segnato il destino di un diciannovenne iraniano, Mehdi Kazemi, colpevole di un “crimine” che la Repubblica islamica punisce con la morte: l’omosessualità.
Perchè in Iran l’amore a pagamento è praticato dai moralizzatori. Mentre per l’amore vero si paga un prezzo altissimo.
Per salvare la vita di Mehdi Kazemi: EveryOne
