Tibet: la Cina uccide e censura Youtube. Ma il mondo sta a guardare
Mentre in Tibet la repressione si fa di ora in ora più violenta e i morti si contano ormai a centinaia, la censura di Pechino arriva a violare l’ultimo simulacro di libertà d’espressione rimasto, Youtube.
Ma il mondo resta a guardare.
Solo dopo una settimana di violenze arrivano le prime timide convocazioni degli ambasciatori cinesi da parte delle capitali occidentali. E sembra più una stanca routine che una vera presa di posizione forte.
E pensare che esattamente un mese fa le capitali europee e Washington si erano mosse senza indugi per riconoscere l’indipendenza del Kosovo.
Ma Belgrado di sicuro non è Pechino. E’ un “nemico” molto più facile da affrontare.
E pensare che ai kosovari, già da anni al sicuro sotto la tutela militare della Nato, la Serbia offriva un’amplissima autonomia.
E invece il Tibet non vuole alcuna indipendenza, ma solo tutele democratiche e un’autonomia in grado di impedire il “genocidio culturale” e demografico della sinizzazione.
Qui da noi però Pechino fa paura, e a ragione, per il suo potere economico.
Ma se ci fa paura oggi, non vivremo domani nel terrore?
Non voglio ripetere l’ovvio, che la richiesta di rispetto dei diritti umani vada appoggiata ovunque e senza guardare in faccia nessuno.
Ma a maggior ragione, nel mondo della real politik, possiamo permetterci che la superpotenza emergente, quella cinese, si rafforzi proprio nella palese violazione delle libertà collettive e individuali.
In queste ore è partito il siparietto del “boicottare le Olimpiadi di Pechino: sì o no?”.
E brillano purtroppo, per conformismo e prudenza, le dichiarazioni della presidenza dell’Unione europea e di Walter Veltroni: “bisogna fare pressioni su Pechino ma boicottare le Olimpiadi è controproducente”.
Non metto in dubbio che in molti ne sappiano più di me in fatto di diplomazia internazionale, ma per favore almeno facciano seguire a queste dichiarazioni la spiegazione di cosa sarebbe meglio fare.
Perchè altrimenti la sensazione è che ci stiamo, ancora una volta, lavando le mani di fronte a una strage.

non credo che l’occidente prenderà mai posizioni di aperto contrasto contro il colosso cinese, e di sicuro ha tutta l’intenzione di chiudere gli occhi davanti alle brutalità commesse in Tibet, così come fa da 50 anni. Spero almeno che gli atleti che gareggiano si rifiutino di ritirare le medaglie.
S.
Il mondo piò fare qualcosa di importante se solo pensasse di potere…
…ed io credo… PUO’!
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Diffondete… non me frega nulla che è il mio blog, ho solo tentato di far conoscere il più possibile alle gente le varie manifestazioni pro Tibet in Italia e di informare… ed i contatti ed i commenti dimostrano che sta funzionando…
NON LASCIAMOLI SOLI!
Antonio