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Spagna: l’antisemitismo è quello moderno
E’ stato pubblicato oggi su El Pais, maggior quotidiano spagnolo di orientamento progressista, un editoriale che giudico a dir poco vergognoso (e che potete leggere a questo link)
Nel quale si contesta ad Angela Merkel la presunta ipocrisia di non aver condannato, contestualmente alla Shoah, l’“Olocausto palestinese”.
Non riesco a comprendere come sia possibile che uno dei quotidiani più letti nel mondo, e per giunta di ispirazione socialista, permetta la pubblicazione di tali infamie e falsità storiche.
Come sia possibile che su quelle pagine si arrivi a mettere sullo stesso piano la macchina di morte nazista con la (ovviamene tragica, ma totalmente diversa) realtà di un conflitto mediorientale che solo i più accecati dall’odio e dall’ideologia possono leggere come deliberata politica israeliana.
Non voglio parlare di numeri e di morti, ma solo riflettere su come sia possibile che tutto il conflitto mediorientale venga letto come prodotto “dell’implacabile violenza sionista”.
Chi scrive editoriali deve aver studiato la storia. Non può non sapere che furono i paesi arabi ad attaccare Israele nel ‘48 e che lo slogan “due popoli, due stati” sarebbe stato realtà fin dal 15 maggio 1948 se i leader arabi avessere dato ai palestinesi la libertà di costruirsi una nazione.
Deve conoscere quello che è avvenuto e saper vedere le eventuali colpe degli uni e degli altri.
Deve avere coscienza di cosa significano le parole che utilizza.
Chi scrive editoriali deve sapere che solo i vigliacchi possono usare l’Olocausto per biechi scopi di propaganda politica.
La rinascita dell’Hakoah a 70 anni dall’Anschluss
Settanta anni fa avveniva l’Anschluss, l’annessione dell’Austria da parte della Germania nazista.
Era l’inizio della fine per una delle più importanti comunità ebraiche d’Europa, che nel 1938 contava, nella sola Vienna, 180.000 membri, dei quali solo 6.000 sopravviveranno alla Seconda Guerra Mondiale e alla Shoah.
Era l’inizio della fine anche per l’Hakoah, la più grande società sportiva ebraica d’Austria, il cui fiore all’occhiello era la squadra di calcio, che vinse nel 1925 il campionato nazionale.
Nel 1938 tutti i beni dell’Hakoah furono confiscati, e nel 1941 la società fu chiusa d’imperio dai nazisti.
Rinacque alla fine della guerra, ma il suo destino seguì quello della comunità ebraica: il quasi totale oblio.
Ma oggi, a settanta anni da quei tragici giorni, l’Hakoah inizia la “rimonta”: sui terreni che furono confiscati (e restituiti solo nel 2002) è rinato il campo sportivo, in un complesso polifunzionale nel quale la storica società, nata nel 1909, riacquista il lustro che il suo passato imponeva.
Nella speranza che dai 300 soci attuali possano venire fuori nuovi campioni dello sport che contribuiscano a un futuro ebraico anche nelle terre dello sterminio.
fonte: Ynetnews
