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Iran: i potenti vanno con le prostitute, i ragazzi gay al patibolo
Venerdì 14 marzo si vota in Iran per il rinnovo del parlamento. E 43 milioni di cittadini andranno alle urne divisi tra rassegnazione e speranze.
E l’importanza di queste elezioni, parzialmente democratiche come sempre nel paese degli ayatollah, è confermata da due notizie che faticano a trovare spazio sui giornali italiani.
Il capo della polizia di Teheran, Reza Zarei, uno dei cui compiti principali doveva essere quello di “moralizzare la città”, è stato fermato durante un blitz in un bordello della capitale mentre era in compagnia di sei prostitute.
Nelle stesse ore, e con la connivenza della “civilissima” Olanda che ha respinto la richiesta di asilo politico, veniva con ogni probabilità segnato il destino di un diciannovenne iraniano, Mehdi Kazemi, colpevole di un “crimine” che la Repubblica islamica punisce con la morte: l’omosessualità.
Perchè in Iran l’amore a pagamento è praticato dai moralizzatori. Mentre per l’amore vero si paga un prezzo altissimo.
Per salvare la vita di Mehdi Kazemi: EveryOne
Elezioni spagnole: vittoria di Zapatero
Non prenderà la maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento, ma dalle urne il Psoe di Zapatero esce come trionfatore delle elezioni politiche spagnole.
Dopo quattro anni di governo socialista, gli spagnoli hanno deciso di andare avanti sulla strada imboccata nel 2004.
Una vittoria, quella socialista, che molti si aspettavano, ma che non era scontata.
Perchè fortissima era stata l’opposizione della Chiesa e del Partido Popular di Mariano Rajoy alle riforme civili e scolastiche del governo Zapatero, che allargavano i diritti e rendevano facoltative le “rendite” storiche di cui godeva la religione cattolica.
La Spagna ha però scelto di andare avanti sul cammino della modernizzazione, e non possiamo che essere contenti per questo.
Perchè Zapatero non è il Masaniello ispanico che molti vogliono vedere, ma un leader europeo moderno e non ideologico, guidato dalla consapevolezza che la crescita economica e quella civile vanno di pari passo.
Un vero liberale di sinistra, capace di continuare sulla strada delle liberalizzazioni economiche iniziate da Aznar e di coniugare la tradizionale attenzione sociale ai più deboli con la consapevolezza che solo il libero mercato può creare benessere.
Un vero statista, che si era prefissato il compito di adeguare la legislazione del proprio paese ai cambiamenti e progressi sociali della nazione.
Che ha difeso la sua politica senza cercare scontri ideologici con gli avversari, che non si è lasciato intimorire dagli attacchi dei vescovi sul tema dei diritti civili, sapendo che il suo governo era solo l’espressione della volontà popolare, e che sarebbe stata quella a decidere quale Spagna volevano gli spagnoli.
Gli spagnoli hanno scelto questa Spagna. Quella che noi tutti ammiriamo in vacanza e nella quale quasi ogni italiano vorrebbe vivere. E, verrebbe da dire stasera, a ragione.
